UN CORSO DEDICATO ALLA LEADERSHIP

Oggi volevo parlarvi dell’ultimo corso dedicato alla Leadership che ho tenuto per gli imprenditori in Valtellina, a Livigno, in collaborazione con l’Associazione Turismo e Commercio: una due giorni informativa su come motivare gli imprenditori a gestire al meglio i propri collaboratori.

Presenti a Plaza Placheda imprenditori nei settori Food, Ospitalità e Commerciale. Obiettivo conoscere le qualità di un leader cui un imprenditore dovrebbe aspirare per gestire al meglio il proprio personale, facendosi capire e seguire dai propri collaboratori prima ancora che dai clienti. Non solo, creare un gruppo di collaboratori che lavori in sinergia e condivida i nostri obiettivi.

Prima di affrontare la crisi economica del mercato cercando di trovare soluzioni alternative o capire come trovare clienti nuovi è necessario la migliorare comunicazione interna e ottimizzare le relazioni interpersonali con i nostri collaboratori.

Ecco allora sei punti importanti sui quali è necessario fermarsi a riflettere.

1.Prima di tutto è necessario osservare la propria attività e capirne le criticità. Per fare ciò è necessario che l’imprenditore sia disposto a mettersi in discussione. Anche se è difficile ammetterlo, tante volte è più comodo pensare che il problema non siamo noi e riversarlo sugli altri. Capire le problematiche all’interno dell’azienda o le modalità per affrontare un socio o un collaboratore che crea difficoltà è invece un atteggiamento costruttivo che ci aiuterà a raggiungere l’obiettivo finale; inoltre, questa presa di responsabilità ci consentirà di crescere come persona, non solo a livello relazionale. Il vero leader infatti è colui che guida le persone che ha intorno a se ed è in grado di fargli sposare le sue idee di business, motivarle e spronarle a trovare soluzioni ai problemi quotidiani.

Ascolta, osserva, prendi coscienza di ciò che sta accadendo intorno a te devono essere i primi passi di un imprenditore leader per farsi seguire dai suoi collaboratori. Ciò potrebbe anche voler dire comprendere l’ambizione personale di un collaboratore e fargli capire come con il suo ruolo in azienda può aiutarlo a raggiungerla più velocemente. Ecco l’importanza delle comunicazione. In presenza di leadership, la comunicazione è sempre possibile perché è la leadership che permette a comunicare.

2. Secondo punto: studia e migliora te stesso! Per un imprenditore vincente è necessario sviluppare competenza, soprattutto a livello relazionale. È fondamentale che tu sia una bella persona agli occhi degli altri: devi comprendere e motivare affinché chi lavora accanto a te sia contento. Attenzione però: un vero leader aiuta il collaboratore a trovare la strada per raggiungere lo scopo comune, ma non si sostituisce a lui trovandogli soluzione. Altrimenti il rischio sarebbe quello di imporgli una soluzione, diventando autoritari. Il leader è invece colui che accompagna il collaboratore affinché lui per primo arrivi all’idea che tu avevi in testa. Come? Innanzitutto, l’azienda è lo specchio dell’imprenditore. Ogni persona crea le cose a tua immagine e somiglianza: se un imprenditore è abile nelle relazioni anche i suoi collaboratori lo saranno a loro volta verso i clienti: la tua azienda non sarà mai meglio si te! Ecco perché è importante lo studio per un imprenditore: per far crescere la tua azienda devi prima migliorare te stesso! Altro punto fondamentale: tenere alta la motivazione e fare in modo che i tuoi collaboratori si sentano parte del progetto. Una strada potrebbe essere creare modelli positivi a cui gli altri ambiscono: premia i tuoi collaboratori migliori, anche solo destando loro maggiore attenzione o apprezzamento, potrebbe fungere da stimolo per i meno motivati a dare di più.

Tutto ciò ti aiuta a condurre la tua azienda come vorresti e se le cose vanno come vuoi, significa che tu hai controllo. Il controllo è l’abilità a dirigere e guidare ciò che ricade sotto la nostra responsabilità: se non hai controllo, non saprai gestire una situazione critica e i tuoi collaboratori potrebbero prendere il ‘sopravvento’ deviando dai tuoi obiettivi finali.

È qui che si distingue la differenza tra un leader e un manager: una differenza legata al fattore intellettivo delle persone e alla loro capacità di risolvere un problema e di assumersi responsabilità. Di fronte a una criticità possiamo scegliere: causa o effetto?

Per risolvere un problema o controllare una situazione che non va come vorresti devi vederti come la causa della situazione, nel senso che se tu vuoi davvero che la situazione cambi devi agire e non aspettare che questa cambi da sola. Un leader si prende la responsabilità (se scegli un collaboratore la responsabilità è tua) e ne ha il controllo (giuda i collaboratori a raggiungere il risultato che si è prefissato). Per esempio, se c’è un problema di comprensione non posso arrabbiarmi se non con me stesso perché io ho la responsabilità di non essermi espresso bene e quindi dovrò provare a rispiegarmi valutando sia le modalità con lo faccio sia il momento in cui lo faccio, ovvero dovrò essere capace di valutare anche quando il mio interlocutore sarà più ricettivo e propenso a percepire il mio messaggio.

Quando hai un problema con qualcuno la responsabilità è tua: il primo che prende responsabilità acquisisce leadership. Se non ci vediamo come causa delle prestazioni e rendimento dei collaboratori saranno loro di fatto a controllarci. La sfera in cui si sviluppa leadership è determinata dalla sfera di influenza all’interno della quale noi ci consideriamo la causa, come? Sentendoci responsabili, coinvolgendo e offrendo un supporto ai collaboratori e facendo in modo che crescano, senza offrirgli la soluzione ma aiutandoli a raggiungerla.

Quando ricevi un problema difatti puoi pensare da effetto o causa. Causatività ed effettività sono importanti per risolvere le situazioni in cui non hai controllo perché causatività genera causatività  e viceversa. Se mi considero effetto anche il collaboratore si considererà effetto; se mi considero causa di un problema con una persona anche lei svilupperà un atteggiamento causativo (e anche responsabilità sarà contraccambiata).

Prima cosa da fare quindi devi cambiare il tuo punto di vista, trovare soluzione, sviluppare conoscenza! E se non dovesse funzionare la prima volta, devi riprovarci finché non trovi il modo corretto per trasmettere un messaggio che venga recepito.

3.Terzo punto: porta le persone a operare con positività. La prima cosa da fare quando vuoi comunicare con qualcuno è che il tuo interlocutore sia in una condizione  positiva a livello emotivo. Se ho un collaboratore arrabbiato è inutile che cerco di comunicare perché in quel momento rischierò soltanto di peggiorare la situazione portandolo alla collera. Come si fa? Lascialo sfogare finché non ritorni in una condizione logica di apertura. L’importante è portare il collaboratore in condizione di comunicare con te. In che modo? Trasmettere ‘forte interesse’ è il passepartout delle emozioni: l’ascolto ti permette di capire la persona che hai di fronte e questa di sentirsi compresa. Non è semplice, devi allenarti! Allenati a osservare le cose belle, non i difetti delle persone che ti circondano. E anche quando sbagliano agisci usando rinforzi positivi: non criticare quando il tuo collaboratore fa una cosa sbagliata, prima devi sempre riconoscere la positività del suo lavoro (questo ti aiuterà a predisporlo all’ascolto e alla ricezione del tuo messaggio). Solo dopo lo correggerai portandolo verso i tuoi obiettivi. Se tu sei un leader, lo aiuterai. Come?

Semplicemente chiedendogli ‘cosa c’è di giusto’ in quello che ha fatto, perché deve arrivare lui a capire dove ha sbagliato e comprendere come avrebbe potuto far meglio. La correzione efficace lavora sulle idee non sulle azioni. Ciò porterà ad avere una meta condivisa e a raggiungere i tuoi obiettivi.

4.Quarto punto: leadership del sogno. Prima di investire sul marketing, un imprenditore dovrebbe investire sulla selezione del personale, anche se stagionale: vale molto più una persona scelta bene in azienda che cento ore di formazioni fatte. I collaboratori ideali hanno competenze relazionali elevate: solo così saranno capaci di ascoltare, entrando in sinergia con te e aiutandoti a raggiungere lo scopo finale. È anche vero che il personale dovrebbe colmare anche le tue mancanze: se tu hai lacune relazionali dovresti circondarti di persone che potrebbero colmare queste carenze, viceversa se sei forte dal punto di vista relazionale allora potrai permetterti di assumere anche persone con lacune e investire su di esse per farle migliorare. Questo spiega perché non dovresti selezionare tu in prima persona il tuo personale: saresti poco oggettivo e rischieresti di attirare persone simili a te, che non compensano le tue criticità!

In realtà, esistono due universi che si scontrano: uno mentale e uno materiale. Ogni volta che pensi, qualcosa a livello mentale, l’universo materiale ti mette ‘i bastoni tra le ruote’ ostacolando il raggiungimento del tuo obiettivo. Non otterrai mai quello che non riesci a immaginare. Se lo pensi, lo immagini, lo vuoi, farai di tutto per ottenerlo. Se non riesci a immaginarti collaboratori validi nella tua azienda non li avrai mai! La peculiarità di ogni leader è inseguire mete difficili e motivanti. Quando scrivi una meta pensi al futuro e sei causativo, responsabile e positivo: sei nel presente ma stai già lavorando per il futuro, facendo ‘scorte’ delle esperienze passate. Se vuoi che i tuoi collaboratori sposino le tua mete in azienda devi renderla un luogo dove loro per primi possano trionfare. Per far ciò non puoi lasciare la meta al caso ma la devi programmare con i tuoi collaboratori. In che modo? Come tratti bene un cliente così dovresti fare con un tuo collaboratore. È necessario smettere di considerare il nostri collaboratori come fornitori e cominciare invece a considerarli come ‘clienti interni’. Affinché siamo un gruppo che lavori in sinergia è importante trattarli bene!

Le aziende possono essere di tre stili: lo stile ‘smazzolante’, l’imprenditore critica tutti e crede di essere indispensabile; lo stile ‘tutto controllato’, dove vi sono responsabili area che hanno il solo scopo di far lavorare i dipendenti (è costoso, ma funziona perché il tempo di lavoro è ottimizzato); lo stile ‘tutti responsabili’, dove lasci libertà alle persone di esprimere il loro modo di essere. Come? Per motivare un collaboratore devi comprendere lo scopo del collaboratore e mostrargli le similarità con la meta dell’azienda (dovete elaborare la vostra meta in modo che possa fare da ombrello agli scopi dei collaboratori).

A questo punto ho proposto un esercizio per quando torneranno in azienda:

a. elabora le mete aziendali a breve, a medio e lungo termine.

b. stabilisci quali saranno i vantaggi per chi collaborerà con te nel raggiungere mete (per far sposare la causa). Come è importante sapere perché un cliente torna da te è altrettanto importante che tu conosca perché un tuo collaboratore continui  a lavorare con te. Quando parliamo di motivare qualcuno dobbiamo considerare due aspetti: una retribuzione tangibile (stipendi, incentivi, telefono, benefit…) e una retribuzioni intangibile (apprezzamento, coinvolgimento, interesse). Ricorda sempre che la seconda ha un peso maggiore rispetto alla prima!

c. condividi il tuo progetto con i tuoi collaboratori e falli sentire parte integrante!

5. Quinto punto: stabilire tempi e priorità. Darsi un obiettivo di crescita e farsi aiutate con strumenti di marketing. A livello organizzativo, devi distinguere cosa è urgente da cosa è importante e focalizzare le tue energie su queste ultime: ogni tanto cerca di fermarti mezza giornata per pianificare, pensare, anche riposare o dedicarti alla tua famiglia! Ciò ti permetterà di osservare con più obiettività il tuo lavoro in azienda. Inoltre, lavorando sulle cose importanti, ma non urgenti il manager efficace riduce le emergenze del futuro. Come? Innanzitutto, identifica i tuoi obiettivi (ovvero le previsioni, la formazione e il miglioramento che vorrai seguire nelle prossime settimane) e fissa in agenda le date irrevocabili per quando ci si dovrà occupare di tale obiettivo.

6. Sesto e ultimo punto: le qualità della leadership.  Riassumendo le caratteristiche principali di un leader sono: credibilità e competenza, capacità di entusiasmare, interesse sincero per le persone, capacità di proiettare un sogno nel quale gli altri credano, dare ordini sicuri e positivi, che verifica e ne ottiene l’esecuzione.

Un leader si guadagna l’appoggio altrui tramite proprio entusiasmo e la propria capacità di ‘vendere’ vantaggi, non usando critiche o minacce, ma lavorando sui dati positivi dei collaboratori.

Insomma è necessario trattare le persone come vorresti che siano! Come ti immagini i tuoi collaboratori? Ecco trattati così, come se lo fossero! Ciò ti aiuterà a riconoscere nei tuoi collaboratori lati positivi rispetto ai negativi che vogliamo correggere. Difatti, le vere cause degli errori o le scarse prestazioni del personale sono da imputare per il 90% alla cattiva comprensione, mancanza strumenti, debolezza carattere, solo il 10% a ragioni disciplinari. L’ errore più comune del dirigente è trattare tutti gli errori come disciplinari! Invece nella maggiore parte dei casi, un errore è mosso da intenzioni positive. Ecco ancora un motivo per cui è necessario prima riconoscere i lati positivi del lavoro svolto e solo successivamente aiutare il collaboratore a comprendere come avrebbe potuto far di meglio per raggiungere il risultato che tu volevi. Se lo colpevolizzassimo, ridurremmo solo la sua dedizione al lavoro, rischiando di diminuire la sua produttività e ottenendo il risultato opposto.

In conclusione, le mosse di un imprenditore – leader dovrebbero essere:

a. reinventarsi, ovvero cambia oggi per anticipare le tendenze di domani.

b. il primo cambiamento parte da te

c. emozioni positive

d. tratta le persone come vorresti che fossero

e. sii causativo!

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E tu cosa ne pensi? Vuoi provare a reinventarti? Hai un atteggiamento causativo con i tuoi collaboratori?  Vuoi saperne di più? Contattami a info@osm1816.it

Ecco qui le slide e video usati durante la presentazione:

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